L’ipocrisia del “Come stai”

Non è mai troppo tardi per cercare qualcosa che possa dare un senso a tanti anni sommersi dalla polvere. Si trascorre tantissimo tempo a chiedersi a vicenda- Come stai? Io bene e tu? Anch’io. In questi casi mentire è la norma. Alzi la mano chi non lo ha mai fatto. Analizziamo bene la questione: se davvero stai BENE, non ti limiti a dire Sto bene, con lo stesso tono che useresti parlando con un impiegato delle poste. Se stai davvero bene, gridi, salti, esulti, ridi, sei eccessivo in ogni direzione. Un semplice Sto bene non potrà mai contenere un tale insieme di sensazioni. E, viceversa, se stai male, non andrai mai a dirlo in giro con tanta serenità. Ammettere di avere un problema presuppone l’aver già intrapreso un viaggio in lungo e in largo nel sottosuolo della propria coscienza.

Morale della favola? Quando stiamo bene non rispondiamo mai Sto bene, siamo talmente euforici da non ascoltare nemmeno la domanda. E quando stiamo male siamo sempre troppo orgogliosi o indaffarati per poterlo ammettere, quindi per comodità diciamo sempre Sto bene. Se lo dite nessuno vi romperà l’anima. Nessuno vi costringerà “perilvostrobene” a guardarvi dentro e ad analizzarvi, spingendovi a sbattere il muso contro gli spettri più inquietanti che vi perseguitano.

Quindi quando qualcuno vi risponde Sto bene non credetegli mai, è semplicemente qualcuno molto pigro che preferisce una comoda bugia a una dolorosa verità.

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